Calypso Salute - Fisioterapia Riabilitazione Reggio Emilia

Orari : Da lunedì a venerdì dalle 08.00 alle 19.30
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News

Perineo informa

La dott.ssa Lara Arduini illustrerà in modo semplice le patologie legate a disfunzioni del pavimento pelvico: serata dedicata all’informazione e alla prevenzione, adatta a donne e uomini di tutte le età! Partecipate numerosi, non occorre prenotarsi

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Corsi preparto

COME PREPARASI IN MODO CONSAPEVOLE ALLA NASCITA
Rivolto alle future mamme a partire dal 5° mese di gravidanza e oltre.

7 incontri in gravidanza e un incontro nel post parto in cui parleremo di:
Preparazione del pavimento pelvico al parto: necessario per non avere danni e lacerazioni
Allattamento
La gestione del dolore in travaglio
Le varie posizioni possibili al parto
Il ritorno a casa con il bambino
Alimentazione in gravidanza (a cura della dott.ssa Marina Lerose)

OGNI CORSO SARA’ ADATTATO IN BASE ALLE ESIGENZE ESPRESSE DURANTE GLI INCONTRI

GLI INCONTRI SONO CONDOTTI DALL’OSTETRICA LARA ARDUINI
E SI SVOLGERANNO AL MARTEDì DALLE 19 ALLE 20,30

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Fibromialgia

Trattamento senza farmaci grazie all’uso di LIMFA® THERAPY
I campi magnetici a bassissima frequenza sono un trattamento innovativo in questa patologia e rappresentano un’evoluzione della magnetoterapia .
Questo trattamento può essere raccomandato come parte di un approccio integrato nella riduzione del dolore per brevi periodi allo scopo di intensificare della terapia farmacologica o della fisioterapia.
Un recente studio scientifico condotto dall’Università La Sapienza di Roma ha dimostrato che 10-12 sedute di Limfa® Therapy della durata di circa 40′, hanno ridotto il dolore del 67%. Lo studio è stato condotto con il metodo d’osservazione più rigoroso, quello del “doppio cieco randomizzato con crossover” allo scopo di verificare l’efficacia oggettiva della terapia.

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Respirazione Diaframmatica e Biofeedback Elettrodermico

Ritrova la tua Salute e il tuo
Benessere attraverso il Respiro Consapevole

Una respirazione funzionalmente e fisiologicamente corretta apporta numerosi e significativi benefici a tutto il sistema psicofisico (vedi articolo L’arte del respiro).

Il Diaframma, una lamina muscolo-tendinea che separa la cavità toracica da quella addominale, ha un ruolo fondamentale nel processo respiratorio, è infatti considerato il muscolo primario della respirazione.


Fig. 1 Il Diaframma

Il suo corretto funzionamento prevede un movimento verso il basso e verso l’alto, rispettivamente ad ogni atto inspiratorio ed espiratorio.


Fig. 2 I movimenti del diaframma

Stili di vita disfunzionali, ansia, stress, dolore, preoccupazioni, conflittualità, traumi emotivi, difficoltà a gestire le emozioni, ecc.. sono alcuni tra i fattori che, con il tempo, possono contribuire ad una perdita di flessibilità ed elasticità del diaframma, le cui conseguenze sono ravvisabili in molteplici problematiche (fisiche, emotive e psicologiche).
Lo stress ha un ruolo chiave in tutto questo processo.

Se sei interessato a migliorare la tua respirazione e vuoi imparare ad utilizzare il respiro come strumento per il tuo benessere, puoi usufruire del Nuovo Servizio di “Respirazione Diaframmatica e Biofeedback Elettrodermico”.

Per approfondimenti sul Servizio scarica la brochure.

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Quale attività per il mal di schiena?

La maggior parte delle persone soffre, o ha sofferto, di mal di schiena.
La nostra prima risposta a questo tipo di fastidio è quella di cercare di arginare il dolore con un antidolorifico, ma spesso non basta: è necessario pertanto comprendere le cause sottostanti il problema e risolverle con interventi precisi e mirati.

In particolare, dovremmo seguire i seguenti passaggi:

Individuazione delle cause
Modificazione delle proprie abitudini scorrette.
Attività svolta con personale esperto, per evitare di incrementare i danni subiti dalla colonna.
Consolidamento dei risultati ottenuti.

Partiamo però dall’inizio: cosa causa il nostro mal di schiena?
Diverse possono essere le motivazioni, che potremmo riassumere in due categorie: stili di vita non corretti e patologie vere e proprie.
Nel primo caso, parliamo di dolori insorti a causa di cattive posture che assumiamo, anche involontariamente, nella vita di tutti i giorni: si tratta sia di movimenti sbagliati che di posture non corrette nella guida, davanti al pc o in gravidanza, dello svolgimento di lavori usuranti, di sovrappeso, utilizzo prolungato di scarpe con tacchi troppo alti, stress e stile di vita sedentario.
Nel secondo caso, invece, ci troviamo davanti a dolori causati da patologie, quali cervicalgie, artrosi, scoliosi, spondilolistesi, discopatie, protrusioni o altre anomalie della colonna, nonché dal recupero post-operatorio successivo ad interventi, quali ernie discali o laminectomie.

La presa di consapevolezza del proprio problema è il primo passo verso la risoluzione: per questo motivo è necessario fin da subito modificare le proprie abitudini, migliorando la postura assunta durante il giorno, sia sul luogo di lavoro (ad esempio il modo di sedere alla scrivania o di sollevare e movimentare pesi), sia nello svolgimento delle attività casalinghe (come nello stiro o nelle pulizie con l’aspirapolvere).

Tuttavia, questo approccio corretto alla propria postura non risulta essere sufficiente, ed assume sempre più importanza il ruolo che un esperto può avere sia nella fase di gestione del dolore, che nella successiva fase di mantenimento. Una persona esperta infatti è in grado di comprendere il problema, e guidarci passo a passo verso la risoluzione, senza rischiare di causare maggiori danni.

Il primo passo consigliato, in quest’ottica, è l’attività in acqua di cosiddetto “recupero funzionale”. Questo tipo di attività viene praticato in acqua calda, e permette, sempre sotto diretta sorveglianza, di allentare le tensioni muscolari esistenti, garantendo un completo scarico della colonna con allungamento soprattutto della catena cinetica posteriore.
Per queste sue caratteristiche l’attività in acqua è sicuramente indicata per tutte le tipologie di disturbi alla schiena, compresa l’attività di mantenimento successiva ai trattamenti fisioterapici post-intervento.

In caso di piccole problematiche alla colonna vertebrale quali contratture, lombalgie e protrusioni, la sensazione di benessere può essere percepita anche dopo poche sedute, grazie alle attività di trazioni della colonna vertebrale ed agli esercizi di potenziamento che è possibile svolgere. Questa sensazione di benessere viene poi consolidata con l’attività ripetuta nel tempo.

In presenza di patologie più complesse, croniche o di recupero post-operatorio (ad esempio post interventi di stenosi spinale, verteroplastiche, ernie discali o laminectomie), il miglioramento sarà progressivamente percepito attraverso un’attività protratta nel corso delle settimane e svolta in modo continuo. L’approccio utilizzato sarà infatti in questo caso di tipo conservativo, che permetta il progressivo recupero delle proprie funzionalità e la diminuzione del dolore.

Infine, le attività svolte in acqua con personale specializzato, permettono un recupero della condizione posturale corretta attraverso attività di potenziamento di tutti i muscoli, non solo della colonna: la schiena, infatti, deve essere supportata da adeguata muscolatura addominale e dorsale, nonché di glutei e gambe.

Successivamente alla fase di attività svolta in acqua calda (o, perché no, contestualmente a tale attività), risulta parimenti importante lo svolgimento di un’attività di “recupero funzionale a terra”, sempre svolta con l’assistenza di personale qualificato: il rischio, infatti, potrebbe essere quello di assumere atteggiamenti scorretti che in un primo momento ci portano una sensazione di sollievo, ma che in realtà causano danni, anche irreversibili, alla colonna.

Con l’attività in palestra diventa ancora più importante lo stretching delle diverse fasce muscolari, nonché il loro potenziamento, grazie al quale è possibile consolidare i risultati ottenuti con il lavoro svolto in piscina. Il lavoro a terra permette, in senso più ampio, di poter effettuare un vero e proprio ricondizionamento della propria postura, causa iniziale del nostro “mal di schiena”.

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Nuova tecnologia LIMFA ®

Da subito ho tratto beneficio dall’utilizzo di Limfa® su una cisti di Baker e in 10 giornisono tornato in campo. Di facile applicazione permette il recupero nel minor tempo possibile. La consiglierei a tutti!
Simone Parodi – Campione Nazionale Italiana Volley

Da oggi il nostro poliambulatorio dispone della nuova tecnologia LIMFA®.

COME FUNZIONA
Frutto della ricerca italiana, LIMFA© Therapy è una tecnologia rivoluzionaria che, grazie ad un esclusivo meccanismo di invio di pacchetti informazionali specifici alle cellule, è in grado di accelerare la guarigione e l’auto-riparazione cellulare con un’efficacia media, scientificamente provata, del 80%.

LE CELLULE PARLANO
Frutto della ricerca italiana LIMFA© Therapy è una tecnologia che, grazie all’ esclusivo e brevettato meccanismo di invio di pacchetti informazionali alle cellule, è in grado di accelerare la guarigione e la rigenerazione cellulare con risultati concreti e con un indice di efficacia mai raggiunto in precedenza.
Semplicissima da utilizzare e priva di effetti collaterali, LIMFA Therapy agisce subito, in profondità, in qualsiasi situazione ambientale e fisica e in totale sicurezza, rappresentando una straordinaria innovazione nel ambito della terapia del dolore, del recupero fisico e della riparazione dei tessuti, permettendo di ritornare alla normale funzionalità in tempi sensibilmente ridotti, senza somministrare farmaci o somministrandone in dosi limitate.

CHIAMACI ALLO 0522 240157 per una consulenza gratuita.

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Il perché della visita medico sportiva

Tra speculazioni “legali” e “preventive”

Una delle domande che mi vengono poste con maggiore frequenza è:

“Perchè in Italia c’è l’obbligo della certificazione agonistica o non agonistica per praticare sport, mentre in molti altri Paesi basta una semplice autocertificazione di buona salute, che scarica da ogni responsabilità la società sportiva rispetto ad incidenti che possono capitare al praticante?”

La risposta può essere più o meno articolata ma le motivazioni principali sono senza dubbio due:

1. La peculiarità della Legislazione Italiana in tema di sport e medicina dello sport, inevitabilmente diversa da quella di altri paesi.

2. Il ruolo e l’importanza che in Italia viene data alla prevenzione della malattia e alla tutela dello sportivo.

Proviamo a vedere:
La “Legge” innanzitutto.
In Italia non si può praticare attività sportiva a livello agonistico senza aver superato la visita medico sportiva, compiuta in ambulatorio dedicato sotto osservazione di un medico specializzato in Medicina dello Sport (Decreti del Ministero della Salute, 1982 per l’attività agonistica, 1993 per l’attività agonistica per disabili e 1995 per gli sportivi professionisti).

Ma ancor di più: in Italia si può praticare attività sportiva NON agonistica solo se si è in possesso di un certificato medico non agonistico che referti al suo interno un’elettrocardiogramma a riposo (Decreto Balduzzi, Aprile 2013, in sostituzione del precedente Decreto del 1983).
E’ questo quello che spesso è stato definito come “Modello Italiano” e che nel 2004 è stato promosso dal Comitato Olimpico Internazionale come “il modello italiano di visita medico-sportiva preventiva”, poi ripreso nel 2005 dalla Società Europea di Cardiologia.

Un modello da esportare, quindi, che ha visto l’Italia in anticipo di 22 anni rispetto al resto d’Europa e del Mondo.
E sopratutto un modello efficace, se è vero che: “Una visita medico sportivo attenta è strumento capace d’identificare nella popolazione sportiva giovanile cardiopatie congenite e/o genetiche asintomatiche, e nell’età adulta matura e avanzata (atleti Master), patologie metaboliche e cardiovascolari (ipertensione, cardiopatia ischemica) tipiche dell’età.” (da Cardiologia dello sport, Zeppilli)

Proprio per evitare incidenti nella pratica sportiva sono stati realizzati e rivisti negli anni protocolli medici operativi, che hanno portato all’identificazione delle fasi più idonee della visita (con particolare enfasi sugli apparati maggiori, quali quello cardiovascolare e respiratorio), fino ad arrivare col già nominato Decreto Balduzzi all’obbligo d’uso dei defibrillatori semi automatici (dae) nei luoghi in cui viene praticata attività fisica.

Ed ecco che la Legge diventa voce della Prevenzione.
Una voce importante ma purtroppo isolata se è vero che, come ricorda Zeppilli, “rappresenta l’unico intervento di medicina preventiva in ambito cardiovascolare rimasto nel Paese, dopo l’eliminazione della visita di leva e della medicina scolastica.”

Medicina Sportiva Reggio Emilia

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Ansia: cos’è, come si manifesta, come si mantiene e indicazioni di trattamento

a cura di Dr.ssa Cristina Rosso Psicologa Psicoterapeuta

COMPRENDERE L’ANSIA PER POTERLA GESTIRE
La parola “ansia”, nel nostro contesto storico, sociale e culturale, porta con sé, spesso, una valenza cognitiva di tipo negativo, ovvero la maggior parte delle persone tende a concettualizzare l’ansia come uno stato emotivo negativo, con espressioni del tipo: “Oddio, l’ansia è veramente qualcosa di terribile! Quando ho l’ansia mi sento morire! Farei qualunque cosa per non provare ansia, ecc..”.
Ed è vero, quando l’ansia raggiunge livelli alti diventa qualcosa di insopportabile, di intollerabile, qualcosa da cui davvero vorremmo scappare!! Ma è strano, perché quasi sembra un cane che si morde la coda, più scappiamo dalla nostra ansia e più lei sembra inseguirci!

Ma vediamo di capire che cos’è l’ansia!
L’ansia, al pari delle altre emozioni, come ad esempio la tristezza, la rabbia o la gioia, non è altro che una risposta del nostro organismo ad uno stimolo, ovviamente ci riferiamo ad uno stimolo che, in questo caso, il nostro cervello percepisce come una minaccia, come qualcosa di pericoloso da cui difendersi o da cui scappare. Ci tengo a precisare che il nostro cervello non è in grado di distinguere tra realtà e “finzione”, nel senso che anche solo il pensiero, per il cervello, ha la stessa valenza di unevento reale.
Se vi chiedo di pensare intensamente ad un limone (e per il cervello avere un concetto equivale anche ad avere un’immagine) ad un certo punto inizierete a salivare, proprio come quando prendiamo in mano un limone, iniziamo a tagliarlo ed avvertiamo un aumento della nostra salivazione. Questo per dire che cosa? Che anche il solo pensare a qualcosa, in questo caso ovviamente mi riferisco ad un pensiero a contenuto negativo, può innescare in noi una risposta di tipo ansioso.

Questa risposta come si manifesta?
Si manifesta in quella che nel gergo tecnico viene definita risposta di attivazione, ovvero un insieme di modificazioni di funzioni fisiologiche, che noi avvertiamo sotto forma di sensazioni, la cui finalità è quella di permetterci di affrontare lo stimolo minaccioso.
Vi riporto di seguito le modificazioni fisiologiche correlate al modo in cui noi le avvertiamo, ovvero le nostre sensazioni.

MODIFICAZIONI FISIOLOGICHE SENSAZIONI
• aumento della frequenza respiratoria (sentiamo che il respiro si fa più frequente fino ad arrivare alla sensazione “come se ci mancasse l’aria”);
• aumento della frequenza cardiaca (il cuore batte all’impazzata, tachicardia);
• il sangue viene dirottato ai grossi distretti muscolari (soprattutto arti inferiori, ma anche braccia) e pertanto affluisce minor sangue agli organi interni (avvertiamo tensione e rigidità muscolare, tremori);
• la digestione si ferma (sensazione di nausea o di “nodo allo stomaco”);
• si produce meno saliva (secchezza delle fauci, sensazione di bocca secca).

Questi cambiamenti fisiologici hanno lo scopo utile di permetterci di reagire in modo veloce ed efficiente di fronte ad un pericolo. Ovvero in ogni situazione di allarme, che può essere reale o anche solo immaginata, si genera una specie di risposta di attacco/fuga, cioè questo insieme di modificazioni fisiologiche che preparano il nostro organismo a reagire prontamente al pericolo.
Pertanto l’ansia, ad un livello ottimale, ovvero se non è eccessiva, può essere utile non solo in presenza di un pericolo fisico, ma anche in alcune attività che richiedono impegno, concentrazione, attenzione a non sbagliare, ad esempio prima di un esame o di un colloquio di lavoro. Quindi
l’ansia, se adeguata e non eccessiva, influirà positivamente sulla nostra prestazione. Il problema sorge nel momento in cui l’ansia risulta essere eccessiva e sproporzionata rispetto alla situazione portando ad una possibile compromissione della nostra performance.
Senza addentrarmi in argomentazioni troppo tecniche vi porto un esempio per farvi capire non solo che cos’è l’ansia e come si manifesta, ma soprattutto quali sono i fattori che tendono a mantenere il circolo vizioso dell’ansia. E si tratta realmente di un circolo vizioso, nel senso che ogni fattore innesca un altro fattore che a sua volta mantiene il precedente, come in un vero e proprio circolo vizioso, come si suol dire “il cane che si morde la coda”.

Ma veniamo al nostro esempio.
Devo affrontare un esame (situazione) e inizio a pensare: “Oddio non ce la farò mai, è troppo difficile, l’ultima volta mi è andato male e sicuramente mi andrà male anche questo”. Come vi ho detto sopra, anche il pensiero, soprattutto se a contenuto negativo, equivale per il cervello ad uno stimolo minaccioso.

Quindi, di fronte ad uno stimolo minaccioso, come risponderà il nostro cervello?
Innescando una risposta di attivazione, ovvero di ansia, caratterizzata da quelle modificazioni fisiologiche che abbiamo visto poc’anzi. Quindi inizierà a mancarmi il respiro, mi verrà la tachicardia, inizierò ad irrigidirmi, ecc.. e più “sentirò” la mia ansia più è possibile che inizi a giudicarla asserendo ad esempio: “Non ce la faccio a sopportare queste sensazioni, mi manca l’aria, il cuore che batte forte è una sensazione terribile, ecc..”. E più giudico la mia ansia più essa davvero diventa intollerabile, perché alle sensazioni in sé vi attribuisco una valutazione cognitiva ovvero un giudizio.
E allora che cosa potrò fare per liberarmi dalla mia ansia? Una delle possibilità è che io chiuda il libro e dica: “Vabbè, ma si dai, lo preparo la prossima sessione, tanto sono sicura che mi sarebbe
andato male”. E quale sarà secondo voi nel breve termine il mio stato emotivo? Sarà questo: “Ahhhhhh….l’ansia se ne è andata!!!! Wow! Che bello!”. E il gioco è fatto!

Vediamo di analizzare la dinamica.
Ho deciso di mettere in atto un comportamento (chiudere il libro e rimandare l’esame), influenzato dal mio stato emotivo (ansia) nonché dalla mia valutazione cognitiva della situazione (“non ce la farò”), che nel breve termine ha sì ridotto la mia ansia (rinforzo negativo), ma nel lungo termine questo comportamento (ovvero un comportamento di evitamento) fungerà da fattore di mantenimento nel circolo vizioso dell’ansia.

Perché il comportamento di evitamento funge da fattore di mantenimento dell’ansia?
Perché nel breve termine riduce il mio livello di ansia, e quindi il comportamento stesso è rinforzato dalla riduzione dell’ansia (e il mio cervello dirà “Vedi che hai fatto bene ad evitare l’esame? Adesso non hai più l’ansia”) ma nel lungo termine tale comportamento determinerà un aumento dell’ansia nel momento in cui mi ritroverò ad affrontare la stessa situazione. Se la prima volta la mia ansia era ad esempio 60 (su una scala da 0 a 100), la volta successiva non sarà più 60, ma bensì 70, e la volta successiva ancora sarà 80 e così via. Più evito e più la mia ansia crescerà!
E nel lungo termine tale comportamento tenderà a rinforzare anche il pensiero stesso, ovvero “l’esame è troppo difficile”, ma oltre a rinforzare questo pensiero “superficiale” (cioè che si trova in superficie) andremo anche a convalidare un’idea più profonda di noi stessi, ovvero l’idea di “Non essere abbastanza”, “Non essere abbastanza bravi, abbastanza capaci”, e così via..
E più rinforziamo questa idea di noi, più avremo paura ad affrontare le situazioni, e più avremo paura, più crescerà la nostra ansia, ma ormai abbiamo imparato che l’ansia ci fa paura, che non siamo capaci di affrontarla e più evitiamo più convalidiamo questo meccanismo! In questo senso parlo di circolo vizioso o di cane che si morde la coda.

Indicazioni di trattamento
Ora che abbiamo chiaro come funziona la dinamica dell’ansia: situazione, pensiero, emozione, comportamento (evitamento della situazione che genera ansia), vediamo quali possono essere alcune utili indicazioni al fine di imparare a gestire le nostre emozioni.
Quando parlo di “gestione delle emozioni” mi riferisco ad un processo di modulazione delle stesse che ci permette di affrontare al meglio determinate situazioni. Il nostro obiettivo non è eliminare l’ansia (tra l’altro un obiettivo utopico) quanto piuttosto riportarne il livello di intensità in un range ottimale, che ci permetta quanto più possibile di raggiungere i nostri obiettivi.
Da quanto detto poc’anzi, possiamo quindi intuire come le variabili in gioco siano fondamentalmente tre, ovvero il nostro modo di pensare, le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Ed è pertanto su queste tre variabili che possiamo riflettere per apportare cambiamenti.
Innanzitutto ciò che possiamo fare è iniziare a prendere consapevolezza del nostro modo di pensare, ovvero della nostra tendenza a “leggere” le situazioni in un determinato modo e ad attribuire ad esse un particolare significato.

Avere consapevolezza di come la nostra mente funziona è il primo passo per acquisire su di essa un certo “controllo”. A tal fine, nel momento in cui avvertiamo una particolare emozione o un certo malessere, può essere utile porsi una domanda molto semplice: “Che cosa mi sta passando per la mente ora?”. Porsi questa domanda consente di fare un primo passo fondamentale, ovvero puntare il riflettore della consapevolezza su come la nostra mente tende ad elaborare le informazioni, modalità della quale spesso ne siamo poco consapevoli.
In secondo luogo possiamo fermarci e “sentire” come questo modo di pensare si riflette in un determinato stato emotivo, come questo stato emotivo si manifesta in specifiche sensazioni fisiche (batticuore, respiro affannoso, tensione muscolare, ecc..). La capacità di riconoscere e identificare specifiche sensazioni fisiche è il primo passo verso la gestione delle stesse.

Ciò significa che posso gestire solo qualcosa che conosco. E quindi identificare, riconoscere, dare un nome e “fare spazio” a queste stesse sensazioni ne permette il controllo. Decidiamo di non scappare, di non aver paura del nostro corpo, ma anzi, ci mettiamo nella condizione di aprirci al nostro corpo, di fare spazio a ciò che c’è, lasciare che le cose avvengano. Paradossalmente è proprio il “non controllo” che mi permette di acquisire un “controllo”.

E per ultimo, ma non per questo meno importante, possiamo lavorare sul nostro modo di agire e comportarci. Essere consapevoli del ruolo dell’evitamento come fattore di mantenimento del circolo vizioso dell’ansia, ci porta a riflettere su quale potrebbe essere una strategia ottimale al fine di spezzare questo circolo vizioso, ovvero cercare di fare il contrario di ciò che fino ad ora la nostra ansia ci ha suggerito di fare! Se fino ad ora la mia ansia mi diceva “Scappa”, ora invece provo ad avvicinarmi e magari provo a farlo in modo graduale, organizzando un piccolo passo alla volta.

Si tratta ovviamente di brevi indicazioni terapeutiche che in un certo qual modo rappresentano la punta dell’iceberg dell’approccio cognitivo-comportamentale.

Personalmente però ritengo che la curiosità verso noi stessi, l’informazione, la conoscenza, la voglia di imparare su di noi e sugli altri rappresentino i trampolini di lancio verso la libertà, la comprensione, la consapevolezza, la scelta di chi vogliamo essere!

Spero che questo breve articolo abbia stimolato in voi la curiosità e la voglia di aprirvi, senza giudizio e paure, al vostro mondo interiore.

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Che cos’è la carbossiterapia? E a cosa serve?

La carbossiterapia è la somministrazione di anidride carbonica (CO2) attraverso micro iniezioni. Questo elemento, assolutamente naturale, è in grado di produrre un effetto di vasodilatazione e ossigenazione dei tessuti con cui viene in contatto. La somministrazione avviene attraverso piccole iniezioni non dolorose nei punti interessati durante semplici sedute ambulatoriali. L’effetto è immediato.

I benefici della carbossiterapia per la pelle

viso-perfetto

La pelle risulta più tonica, compatta e luminosa mantenendo un aspetto assolutamente naturale. Il viso ringiovanisce grazie all’ossigenazione e al miglioramento della rigenerazione cellulare.

I benefici della carbossiterapia per la cellulite

cellulite

Un’altra delle applicazioni di successo di questa terapia è il trattamento della cellulite. L’anidride carbonica agisce sul grasso localizzato riattivando il metabolismo cellulare e la circolazione sanguigna. Questa vera e propria ossigenazione dei tessuti permette anche di smaltire scorie e gonfiori innescando un processo positivo a favore dell’estetica ma anche del benessere.

Come posso capire se la carbossiterapia fa per me?

Per valutare il tipo di applicazione e il numero di sedute è sempre bene affidarsi ad un medico esperto. Nel Poliambulatorio Calypso Salute opera il dottor Pistilli, dalla lunga esperienza nel campo dell’anestesia prima e della mesoterapia poi. Per informazioni e appuntamenti è possibile rivolgersi alla reception o chiamare lo 0522.240157.

 

 

 

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