Calypso Salute - Fisioterapia Riabilitazione Reggio Emilia

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Il perché della visita medico sportiva

Tra speculazioni “legali” e “preventive”

Una delle domande che mi vengono poste con maggiore frequenza è:

“Perchè in Italia c’è l’obbligo della certificazione agonistica o non agonistica per praticare sport, mentre in molti altri Paesi basta una semplice autocertificazione di buona salute, che scarica da ogni responsabilità la società sportiva rispetto ad incidenti che possono capitare al praticante?”

La risposta può essere più o meno articolata ma le motivazioni principali sono senza dubbio due:

1. La peculiarità della Legislazione Italiana in tema di sport e medicina dello sport, inevitabilmente diversa da quella di altri paesi.

2. Il ruolo e l’importanza che in Italia viene data alla prevenzione della malattia e alla tutela dello sportivo.

Proviamo a vedere:
La “Legge” innanzitutto.
In Italia non si può praticare attività sportiva a livello agonistico senza aver superato la visita medico sportiva, compiuta in ambulatorio dedicato sotto osservazione di un medico specializzato in Medicina dello Sport (Decreti del Ministero della Salute, 1982 per l’attività agonistica, 1993 per l’attività agonistica per disabili e 1995 per gli sportivi professionisti).

Ma ancor di più: in Italia si può praticare attività sportiva NON agonistica solo se si è in possesso di un certificato medico non agonistico che referti al suo interno un’elettrocardiogramma a riposo (Decreto Balduzzi, Aprile 2013, in sostituzione del precedente Decreto del 1983).
E’ questo quello che spesso è stato definito come “Modello Italiano” e che nel 2004 è stato promosso dal Comitato Olimpico Internazionale come “il modello italiano di visita medico-sportiva preventiva”, poi ripreso nel 2005 dalla Società Europea di Cardiologia.

Un modello da esportare, quindi, che ha visto l’Italia in anticipo di 22 anni rispetto al resto d’Europa e del Mondo.
E sopratutto un modello efficace, se è vero che: “Una visita medico sportivo attenta è strumento capace d’identificare nella popolazione sportiva giovanile cardiopatie congenite e/o genetiche asintomatiche, e nell’età adulta matura e avanzata (atleti Master), patologie metaboliche e cardiovascolari (ipertensione, cardiopatia ischemica) tipiche dell’età.” (da Cardiologia dello sport, Zeppilli)

Proprio per evitare incidenti nella pratica sportiva sono stati realizzati e rivisti negli anni protocolli medici operativi, che hanno portato all’identificazione delle fasi più idonee della visita (con particolare enfasi sugli apparati maggiori, quali quello cardiovascolare e respiratorio), fino ad arrivare col già nominato Decreto Balduzzi all’obbligo d’uso dei defibrillatori semi automatici (dae) nei luoghi in cui viene praticata attività fisica.

Ed ecco che la Legge diventa voce della Prevenzione.
Una voce importante ma purtroppo isolata se è vero che, come ricorda Zeppilli, “rappresenta l’unico intervento di medicina preventiva in ambito cardiovascolare rimasto nel Paese, dopo l’eliminazione della visita di leva e della medicina scolastica.”

Medicina Sportiva Reggio Emilia